Sono personalmente molto dispiaciuto del fatto che ha coinvolto Anna Zullo e che la ha esclusa dal consiglio comunale certamente impoverendolo.
La conosco personalmente da almeno 15/18 anni anche se dopo l'oratorio delle Maddalene ci siamo persi.
E' una persona integerrima e coerente, sana e pulita.
Pur avendo idee ed opinioni totalmente divergenti dalle mie, sono convinto che la sua presenza e quella del suo partito in consiglio sarebbero state utili alla città, così come è stata utile la presenza di Casalegno nella passata legislatura.
Davvero una beffa. Per tutti.
Roberto Castella
mercoledì 17 giugno 2009
venerdì 12 giugno 2009
IL BELLO DELLA DEMOCRAZIA
Ottenuta la svolta politica, prepariamo la svolta culturale.
Se è comprensibile che la sinistra per 15 anni abbia promosso cultura di sinistra, lo sarà altrettanto che il centrodestra promuova cultura di centrodestra per gli anni in cui gli sarà concesso di governare Chieri.
PDL Chieri
Se è comprensibile che la sinistra per 15 anni abbia promosso cultura di sinistra, lo sarà altrettanto che il centrodestra promuova cultura di centrodestra per gli anni in cui gli sarà concesso di governare Chieri.
PDL Chieri
mercoledì 10 giugno 2009
VITTORIA
Come dicevo mesi fa le campane del Centrodestra hanno chiamato a raccolta i Cittadini desiderosi di costruire una nuova città ed un diverso futuro.
E allora, consapevoli delle grandi speranze e della grande fiducia che è stata riposta in noi non possiamo che dire GRAZIE PER QUESTA VITTORIA:
Grazie al Sindaco Lancione.
Grazie agli alleati con i quali abbiamo concordato un programma che ha saputo interpretare i bisogni della nostra Città.
Grazie ai nostri Dirigenti Provinciali per aver creduto in noi ed averci sostenuto.
Grazie ai Candidati, agli Iscritti, ai Militanti, ai Simpatizzanti per il grande lavoro svolto in questa campagna elettorale.
Grazie a tutti coloro che ci sono sempre stati vicini nel lungo periodo trascorso all'opposizione perchè in quegli anni abbiamo costruito questo successo, in cui abbiamo sempre creduto.
Sapremo essere all'altezza delle grandi aspettative della Città.
Pier Capponi
martedì 9 giugno 2009
giovedì 28 maggio 2009
45 %
“Alle prossime europee se dalle urne vengono fuori numeri come quelli degli ultimi sondaggi che ci danno al 45%, saremo il gruppo più importante nel partito popolare europeo e siccome questo ha il 37% e da’ il la a tutte le decisioni, avremo l’occasione votando PDL e non i piccoli, di avere più forza anche mandando un nostro presidente, Mario Mauro, al parlamento europeo".
Lo ha affermato Silvio Berlusconi, intervenendo all’assemblea della Confesercenti.
PDL CHIERI
lunedì 25 maggio 2009
PROGRAMMA IN PILLOLE 9
La Pubblica Amministrazione deve indirizzarsi con consapevolezza, professionalità, efficienza e trasparenza ai cambiamenti rapidi e continui della società.
Nel momento in cui i cittadini-utenti vengono a trovarsi a diretto contatto con l’amministrazione comunale, si scontrano con una situazione di indifferenza che provoca un crescente stato di disagio. E’ necessario, quindi, individuare le cause e trovare una soluzione che eviti tali conseguenze.
L’amministrazione comunale a cui noi tendiamo, dovrà essere orientata alla massima efficienza, tipica della cultura aziendalista, perché essa è in parte un’azienda che produce ed eroga servizi, che si rivolge ad un mercato e a degli utenti da soddisfare, per cui è funzionale che disponga delle giuste tecniche gestionali e di marketing.
Il Comune di Chieri, sulla base del criterio-motore dell’efficienza dovrà essere ridisegnato tenendo conto dell’evoluzione della società, delle nuove tecnologie informatiche e telematiche, delle tecniche gestionali ed aziendali, valorizzando l’imprenditorialità e ottimizzando l’interazione con i cittadini.
L’offerta dell’Amministrazione comunale dovrà pertanto contemperare costi/benefici, equilibrio economico, efficienza, customer satisfaction (soddisfazione del cliente). Da qui l’importanza di consolidare il rapporto con il cittadino mediante quella serie di mezzi che sono oggi a disposizione della P.A. quali: l’URP, il marketing pubblico, l’esternalizzazione, l’uso di strumenti telematici ed informatici e maggiore comunicazione.
A tale fine porremo altissima attenzione ai seguenti elementi:
1. qualità dei servizi offerti
2. flessibilità ed innovazione
3. management, risorse umane ed organizzazione
4. equilibrio economico
5. citizen satisfaction (soddisfazione del cittadino)
6. collaborazioni strategiche
Per il raggiungimento dell’obiettivo primario ossia rendere migliore e funzionale l’efficienza amministrativa nel suo complesso, proponiamo le seguenti azioni:
1. Qualità dei servizi offerti. In ordine ai Servizi alle persone, sarà posta la massima attenzione al corretto funzionamento delle quotidiane attività degli uffici comunali al fine di rendere più agile ed esaustivo il contatto quotidiano tra cittadino e municipio. Un interesse particolare sarà indirizzato all’utilizzo degli strumenti più innovativi al fine di garantire maggiore velocità, precisione, piena trasparenza ed accessibilità agli atti normativi ed alle delibere, utili al completamento delle attività amministrative.
2. Flessibilità ed innovazione. È di fondamentale importanza dotarsi di modelli
organizzativi, strutture operative, management e personale dotato di flessibilità, in grado di rispondere in maniera efficace ai tanti e rapidi cambiamenti con cui la Pubblica Amministrazione si deve quotidianamente confrontare.
3. Management. Rispondere strategicamente ed efficientemente al mercato pubblico richiede volontà, sensibilità e professionalità, in una “parola” management capace. Il Comune deve basare il suo operato su scelte strategiche, intuitive, differenziate, vincenti, tipiche di un management intelligente. Particolare attenzione sarà posta alla gestione delle risorse umane per migliorare i risultati in termini di efficienza, efficacia e di economicità, valorizzando le professionalità del personale nel rispetto delle esigenze gestionali della strutturaburocratica comunale.
Al tal fine saranno utilizzati tutti quegli strumenti che la recente normativa e le
nuove tecniche di gestione mettono a disposizione:
1. ridefinizione della pianta organica improntata su criteri di flessibilità dinamismo;
2. sistema meritocratico per la progressione del personale dipendente. Adeguati riconoscimenti nel trattamento economico del dipendente pubblico in relazione ad effettivi livelli di responsabilità e professionalità nonché al raggiungimento degli obiettivi prefissati;
3. controllo di gestione quale strumento di conoscenza per i dirigenti e per gli organi di governo comunali, al fine di ottimizzare i risultati della gestione
burocratica;
4. programmi di formazione ed aggiornamento professionale per le diverse
categorie di dipendenti;
5. controllo dell’assenteismo.
4. Equilibrio economico. Sarà costante l’attenzione all’equilibrio economico che si otterrà con i seguenti appropriati interventi:
a. continuo controllo dei costi e delle spese di gestione, di risorse umane, di
organizzazione, di logistica e di marketing;
b. intelligenti ed oculati acquisti;
c. innovazione tecnologica;
d. riduzione dei costi generali;
e. recupero di economie di scala.
5. Citizen satisfaction (soddisfazione del cittadino).
I clienti del Comune sono i cittadini-utenti. Soddisfare il cittadino-utente significa erogare servizi in base alle sue aspettative, al fine di contribuire a raggiungere una migliore qualità della vita, con la consapevolezza che ciò dovrà raggiungersi tenendo conto delle esigenze della collettività, senza condizionamenti connessi a personalismi.
6. Collaborazioni strategiche. E’ ormai conoscenza comune che, anche nel pubblico, al pari del privato, le collaborazioni (accordi di partnership) siano diventate una scelta obbligata per operare nel mercato pubblico. Nel nostro territorio ne sono espressione i Consorzi.
Esse sono dettate dall’esigenza di soddisfare lo sviluppo della domanda, dalla
necessità di continue risorse finanziarie, tecnologiche, professionali, aziendali e gestionali, dalla ricerca a tutto campo di economie di scala.
Sarà quindi nostro obiettivo consolidare le collaborazioni esistenti sul territorio e ritenute efficienti per raggiungere i livelli di eccellenza prefissati.
Particolare attenzione sarà posta alle “sperimentazioni” per cui gli altri livelli di governo (Provincia, Regione, Stato) stanziano finanziamenti volti al miglioramento del rapporto cittadino/P.A.
Nel momento in cui i cittadini-utenti vengono a trovarsi a diretto contatto con l’amministrazione comunale, si scontrano con una situazione di indifferenza che provoca un crescente stato di disagio. E’ necessario, quindi, individuare le cause e trovare una soluzione che eviti tali conseguenze.
L’amministrazione comunale a cui noi tendiamo, dovrà essere orientata alla massima efficienza, tipica della cultura aziendalista, perché essa è in parte un’azienda che produce ed eroga servizi, che si rivolge ad un mercato e a degli utenti da soddisfare, per cui è funzionale che disponga delle giuste tecniche gestionali e di marketing.
Il Comune di Chieri, sulla base del criterio-motore dell’efficienza dovrà essere ridisegnato tenendo conto dell’evoluzione della società, delle nuove tecnologie informatiche e telematiche, delle tecniche gestionali ed aziendali, valorizzando l’imprenditorialità e ottimizzando l’interazione con i cittadini.
L’offerta dell’Amministrazione comunale dovrà pertanto contemperare costi/benefici, equilibrio economico, efficienza, customer satisfaction (soddisfazione del cliente). Da qui l’importanza di consolidare il rapporto con il cittadino mediante quella serie di mezzi che sono oggi a disposizione della P.A. quali: l’URP, il marketing pubblico, l’esternalizzazione, l’uso di strumenti telematici ed informatici e maggiore comunicazione.
A tale fine porremo altissima attenzione ai seguenti elementi:
1. qualità dei servizi offerti
2. flessibilità ed innovazione
3. management, risorse umane ed organizzazione
4. equilibrio economico
5. citizen satisfaction (soddisfazione del cittadino)
6. collaborazioni strategiche
Per il raggiungimento dell’obiettivo primario ossia rendere migliore e funzionale l’efficienza amministrativa nel suo complesso, proponiamo le seguenti azioni:
1. Qualità dei servizi offerti. In ordine ai Servizi alle persone, sarà posta la massima attenzione al corretto funzionamento delle quotidiane attività degli uffici comunali al fine di rendere più agile ed esaustivo il contatto quotidiano tra cittadino e municipio. Un interesse particolare sarà indirizzato all’utilizzo degli strumenti più innovativi al fine di garantire maggiore velocità, precisione, piena trasparenza ed accessibilità agli atti normativi ed alle delibere, utili al completamento delle attività amministrative.
2. Flessibilità ed innovazione. È di fondamentale importanza dotarsi di modelli
organizzativi, strutture operative, management e personale dotato di flessibilità, in grado di rispondere in maniera efficace ai tanti e rapidi cambiamenti con cui la Pubblica Amministrazione si deve quotidianamente confrontare.
3. Management. Rispondere strategicamente ed efficientemente al mercato pubblico richiede volontà, sensibilità e professionalità, in una “parola” management capace. Il Comune deve basare il suo operato su scelte strategiche, intuitive, differenziate, vincenti, tipiche di un management intelligente. Particolare attenzione sarà posta alla gestione delle risorse umane per migliorare i risultati in termini di efficienza, efficacia e di economicità, valorizzando le professionalità del personale nel rispetto delle esigenze gestionali della strutturaburocratica comunale.
Al tal fine saranno utilizzati tutti quegli strumenti che la recente normativa e le
nuove tecniche di gestione mettono a disposizione:
1. ridefinizione della pianta organica improntata su criteri di flessibilità dinamismo;
2. sistema meritocratico per la progressione del personale dipendente. Adeguati riconoscimenti nel trattamento economico del dipendente pubblico in relazione ad effettivi livelli di responsabilità e professionalità nonché al raggiungimento degli obiettivi prefissati;
3. controllo di gestione quale strumento di conoscenza per i dirigenti e per gli organi di governo comunali, al fine di ottimizzare i risultati della gestione
burocratica;
4. programmi di formazione ed aggiornamento professionale per le diverse
categorie di dipendenti;
5. controllo dell’assenteismo.
4. Equilibrio economico. Sarà costante l’attenzione all’equilibrio economico che si otterrà con i seguenti appropriati interventi:
a. continuo controllo dei costi e delle spese di gestione, di risorse umane, di
organizzazione, di logistica e di marketing;
b. intelligenti ed oculati acquisti;
c. innovazione tecnologica;
d. riduzione dei costi generali;
e. recupero di economie di scala.
5. Citizen satisfaction (soddisfazione del cittadino).
I clienti del Comune sono i cittadini-utenti. Soddisfare il cittadino-utente significa erogare servizi in base alle sue aspettative, al fine di contribuire a raggiungere una migliore qualità della vita, con la consapevolezza che ciò dovrà raggiungersi tenendo conto delle esigenze della collettività, senza condizionamenti connessi a personalismi.
6. Collaborazioni strategiche. E’ ormai conoscenza comune che, anche nel pubblico, al pari del privato, le collaborazioni (accordi di partnership) siano diventate una scelta obbligata per operare nel mercato pubblico. Nel nostro territorio ne sono espressione i Consorzi.
Esse sono dettate dall’esigenza di soddisfare lo sviluppo della domanda, dalla
necessità di continue risorse finanziarie, tecnologiche, professionali, aziendali e gestionali, dalla ricerca a tutto campo di economie di scala.
Sarà quindi nostro obiettivo consolidare le collaborazioni esistenti sul territorio e ritenute efficienti per raggiungere i livelli di eccellenza prefissati.
Particolare attenzione sarà posta alle “sperimentazioni” per cui gli altri livelli di governo (Provincia, Regione, Stato) stanziano finanziamenti volti al miglioramento del rapporto cittadino/P.A.
giovedì 21 maggio 2009
Senza titolo
Il papa, l’islam arabo e l’occidente
di Samir Khalil Samir
Le critiche dei media islamici contro Benedetto XVI sono un nulla di fronte alla ricchezza della sua proposta. Nel mondo arabo è urgente il dialogo con la scienza, bloccato da secoli; nel mondo occidentale è urgente non rinchiudersi in ideologie relativiste e sprezzanti verso la fede.
Beirut (AsiaNews) - Il pellegrinaggio di Benedetto XVI in Terra Santa è avvolto da molte polemiche e critiche che innalzano un polverone senza far vedere la verità. In realtà il messaggio che il pontefice ha affidato ai popoli di quella terra, cristiani e musulmani, israeliani e palestinesi, è fondamentale per lo sviluppo e per la pace nella regione.
In Giordania vera fraternità fra musulmani e cristiani
In Giordania, in particolare, Benedetto XVI ha posto ancora una volta delle solide basi per la collaborazione fra musulmani e cristiani, fra oriente e occidente. Vi è una differenza notevole fra ciò che il mondo musulmano ha scritto sulla stampa e l’atteggiamento della Giordania. In molti giornali arabi si ritorna alla cosiddetta “offesa di Regensburg”, alla richiesta di scuse per l’offesa recata all’islam, ecc… Invece l’atmosfera che abbiamo visto in Giordania è stata serena, ospitale, con una buona dose di fiducia reciproca.
Il papa non ha mancato di fare l’elogio sincero degli sforzi della casa reale di Giordania, del re, del principe Al-Ghazi, della regina Rania, che lo ha accompagnato all’università di Madaba, per la benedizione della prima pietra. La stessa università cattolica di Madaba – voluta dal patriarca emerito Michel Sabbah – è segno della cordialità fra cristiani e musulmani: un’università cattolica che apre col sostegno, anche economico, della casa reale hascemita.
Ciò è frutto di una politica che è più che tolleranza verso il cristianesimo. Le mie esperienze in Giordania – l’anno scorso vi sono stato 3 volte e ho incontrato 2 volte il principe Hassan – è quella di un’atmosfera serena e amichevole, ciò che non ho trovato in nessun altro Paese islamico finora.
Questo ha permesso piccoli gesti di ospitalità e di onore verso il papa ospite. Ad esempio, per l’entrata alla Moschea “al-Hussein bin-Talal” di Amman, hanno permesso al pontefice di tenere le scarpe, stendendo una stuoia lungo tutto il percorso. Lo stesso principe al-Ghazi ha tenuto le scarpe.
L’atmosfera in Giordania ispira un messaggio del tipo: siamo tutti fratelli, beduini, cristiani, musulmani. I giordani insistono anche sul fatto che Gesù e Maria sono parte della tradizione storica del Paese, perché hanno vissuto in Giordania (v. il luogo del battesimo, Betania, ecc..) Loro sentono che questa è una terra santificata dalla presenza di Gesù e dei profeti.
Religione e scienza: affinare i “talenti critici”
Ma il discorso all’università di Madaba è davvero un punto chiave di questo pellegrinaggio. Il papa ha sottolineato varie cose, ma soprattutto l’importanza di una educazione seria e accademica di cristiani e musulmani per lo sviluppo personale, per la pace, per il progresso nella regione.
Il pontefice ha sottolineato con forza che lo sviluppo della persona passa per l’istruzione che l’università deve offrire; che la pace si costruisce con la conoscenza e lo studio più che con l’ignoranza; che il progresso integrale, materiale ed economico, politico e democratico cresce con lo studio e la conoscenza.
Egli sviluppa questo aspetto dicendo che lo scopo dell’università è trasmettere agli studenti “l’amore per la verità”, promuovere “la loro adesione ai valori”, innalzando “la loro libertà personale”.
È molto importante che in un mondo musulmano (e cristiano), spesso teocratico, il papa, prima di parlare di religione, parli di cultura e di scienza. E la scienza ha per scopo di amare la verità e scoprirla. Egli insiste che questa formazione intellettuale “affinerà i loro talenti critici, disperderà l’ignoranza e il pregiudizio, e li assisterà nello spezzare gli incantesimi creati da ideologie vecchie e nuove”.
I “talenti critici” sono importanti nel mondo arabo: senza critica la fede può diventare fanatismo, superstizione, o addirittura manipolazione Il papa ha toccato un punto che è fondamentale per la crescita di questa regione: l’assenza di sguardo critico, porta la gente a seguire in modo politico l’uno o l’altro leader, senza domandarsi sulle esigenze di democrazia, libertà, diritti umani, convivenza. Tutti seguono religiosamente, ma senza domandarsi sulle fondamenta della propria fede; attenendosi alle tradizioni fino ad annegare la libertà di coscienza. Questo vale per tutte le religioni, non solo per l’Islam. L’ignoranza e il pregiudizio, per il papa, sono una minaccia alla pace e al dialogo.
E quando parla degli “incantesimi delle ideologie”, egli allude al modo facile con cui uno si lascia prendere dal fanatismo e dalla violenza.
Egli dice: “la religione, come la scienza e la tecnologia, come la filosofia ed ogni espressione della nostra ricerca della verità, possono corrompersi. La religione viene sfigurata quando viene costretta a servire l’ignoranza e il pregiudizio, il disprezzo, la violenza e l’abuso”.
Benedetto XVI mette nello stesso contenitore tutte queste realtà, perché tutto può essere sfigurato – anche la scienza. Ciò che è importante per lui è comunque non lasciare che la religione sia sfigurata dall’ignoranza e dall’abuso.
Necessità di una “sapienza etica”
Parlando alla Moschea di Amman egli dice anche che le società laiche pretendono spesso che solo la religione è causa di violenza. In verità ciò avviene solo se la religione si lascia “sfigurare”, ma questo è il rischio di tutte le conoscenze. Per questo il papa esorta con la Lettera ai Filippesi (4,8) di essere attenti a “tutto ciò che è vero, nobile, giusto, puro, amabile, che merita lode” Egli consiglia a cristiani e musulmani di non avere paura della scienza, di aprire le loro menti, anche se si mette a rischio la propria fede. Questo messaggio è coraggioso in una società come quella araba che rischia di trovare nella religione un rifugio.
Ma il suo messaggio è rivolto anche verso la scienza, che rischia spesso di trasformarsi in un’ideologia senza etica o apertura a Dio.
Questo è un elemento presente anche a Regensburg. Il papa sottolinea che anche la scienza “ha i suoi limiti. Non può dar risposta a tutte le questioni riguardanti l’uomo e la sua esistenza. In realtà, la persona umana, il suo posto e il suo scopo nell’universo non può essere contenuto all’interno dei confini della scienza”.
Per questo l’uso della conoscenza scientifica ha bisogno della luce orientatrice della “sapienza etica”. “Tale sapienza ha ispirato il giuramento di Ippocrate, la Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo del 1948, la Convenzione di Ginevra ed altri lodevoli codici internazionali di comportamento”.
Il papa spiega questa “sapienza etica” con il giuramento di Ippocrate, un pagano del III secolo a.C.; poi parla della Dichiarazione dei diritti dell’uomo del ’48, una dichiarazione laica; la Convenzione di Ginevra sui comportamenti in caso di conflitto, che è anch’essa laica. Egli non si riferisce ad elementi religiosi. Così suggerisce che la sapienza etica può essere indipendente dalla religione. Questa sottolineatura è importante in una società musulmana o cristiano-tradizionale: significa che il dialogo è a 360 gradi, con tutti, anche con chi non crede. Ma a quelli che non credono dice che non è possibile agire senza etica, o senza fondamenti religiosi, perché in tal modo viene a mancare qualcosa di essenziale nella formazione umana.
La religione ha soffocato l’uomo arabo
La funzione dell’università cattolica è formare “uomini e donne qualificati, sia cristiani che musulmani o di altre religioni”. Non è un messaggio solo per l’Islam. Questa sottolineatura a non lasciare che la religione sia sfigurata; ad accettare la sfida della scienza per avere uno sguardo critico; a ricercare un’etica religiosa e laica per creare una comunità da diverse religioni e non credenti, mi pare un discorso importante nel nostro mondo arabo.
Quelli citati dal papa sono i valori che molti oggi ricercano e che noi arabi abbiamo vissuto in passato (dal 1860 al 1950, con il cosiddetto ‘Rinascimento’, Nahda), oppure nell’epoca medievale (dal IX all’XI secolo): allora abbiamo vissuto un rapporto vivo fra scienza e religione, con reciproche messe in questione, in un dialogo critico, con delle sfide. Ma da mezzo secolo circa, questo dialogo è scomparso, sia a livello scientifico, sia a livello religioso.
Alcuni anni fa studiosi arabi hanno fatto un’analisi della situazione della conoscenza scientifica nel mondo arabo e hanno scritto un rapporto catastrofico: dalla scuola elementare all’università, tutti si chiedono quale sia il contributo del mondo arabo alla conoscenza universale e ci accorgiamo che esso è inesistente. Più recentemente, il 3 marzo scorso, il giornalista algerino Anwar Malek, sulla tv Al-Jazeera, ha fustigato gli Arabi per non aver contribuito in nessun modo al progresso in questo secolo.
Siamo davvero regrediti dal punto di vista scientifico. E nel campo religioso, siamo soffocati da una religione formalista, sempre più comandata dall’esterno, attenta all’apparenza (portare il velo, la barba, il burqa, o il Niqab), a tutte le infinite regole che gli imam danno con le loro fatwa. Ormai su tutti i più piccoli aspetti della vita sociale e privata si emettono delle fatwa: è vietato usare il rossetto; depilarsi le sopracciglia; mangiare con un cristiano; vivere insieme fra sciiti e sunniti… Decine e decine di fatwa sono emesse sul vestire, sul modo di fare l’amore fra marito e moglie, sui rapporti economici… Tutto questo sta soffocando la libertà e si manifesta con l’assenza di scienza, democrazia e libertà.
Spazio alla fede nelle società occidentali
Il discorso semplice, umile e coraggioso del papa, dà il benvenuto alla scienza, allo spirito critico, alla libertà, domandando a tutti di cercare quello che è bello, nobile e giusto. Allo stesso tempo, egli proclama il diritto di manifestare la fede, spingendo il mondo non religioso a trovare dei fondamenti etici. Per me questo messaggio di Benedetto XVI è un prolungamento del discorso di Regensburg sul rapporto fra fede e ragione. Lì, egli aveva sviluppato il tema in ambiente cristiano e occidentale; qui lo ha ampliato in un ambiente musulmano.
Ridurre questo messaggio a “qualcosa che serve solo per i musulmani” significa essere miopi. Il papa ha parlato per tutto il mondo, anche per quello occidentale, che continua ad annegare nel relativismo, nella mancanza di fede e nel disprezzo per le religioni. A questo proposito, nel suo discorso alla Moschea al-Hussein bin-Talal egli ha messo in guardia dal pericolo del laicismo: “non possiamo non essere preoccupati – ha detto – per il fatto che oggi, con insistenza crescente, alcuni ritengono che la religione fallisca nella sua pretesa di essere, per sua natura, costruttrice di unità e di armonia, un’espressione di comunione fra persone e con Dio. Di fatto, alcuni asseriscono che la religione è necessariamente una causa di divisione nel nostro mondo; e per tale ragione affermano che quanto minor attenzione vien data alla religione nella sfera pubblica, tanto meglio è”.
Questa è una critica chiarissima al relativismo e all’ateismo dell’occidente. Ma egli corregge anche i musulmani, riconoscendo che c’è qualche verità in questa posizione laica: “Tuttavia – aggiunge - non si dà anche il caso che spesso sia la manipolazione ideologica della religione, talvolta a scopi politici, il catalizzatore reale delle tensioni e delle divisioni e non di rado anche delle violenze nella società?”. Ma precisa che non è la religione tout court il problema, ma “la manipolazione della religione”.
“Musulmani e cristiani – egli dice infine – devono oggi impegnarsi per essere individuati e riconosciuti come adoratori di Dio fedeli alla preghiera, desiderosi di comportarsi e vivere secondo le disposizioni dell’Onnipotente, misericordiosi e compassionevoli, coerenti nel dare testimonianza di tutto ciò che è giusto e buono, sempre memori della comune origine e dignità di ogni persona umana, che resta al vertice del disegno creatore di Dio per il mondo e per la storia”.
In ciò vi è l’affermazione che adorare Dio nella società è un diritto. Come c’è un diritto di praticare la non religione, così c’è anche il diritto di praticare la religione.
di Samir Khalil Samir
Le critiche dei media islamici contro Benedetto XVI sono un nulla di fronte alla ricchezza della sua proposta. Nel mondo arabo è urgente il dialogo con la scienza, bloccato da secoli; nel mondo occidentale è urgente non rinchiudersi in ideologie relativiste e sprezzanti verso la fede.
Beirut (AsiaNews) - Il pellegrinaggio di Benedetto XVI in Terra Santa è avvolto da molte polemiche e critiche che innalzano un polverone senza far vedere la verità. In realtà il messaggio che il pontefice ha affidato ai popoli di quella terra, cristiani e musulmani, israeliani e palestinesi, è fondamentale per lo sviluppo e per la pace nella regione.
In Giordania vera fraternità fra musulmani e cristiani
In Giordania, in particolare, Benedetto XVI ha posto ancora una volta delle solide basi per la collaborazione fra musulmani e cristiani, fra oriente e occidente. Vi è una differenza notevole fra ciò che il mondo musulmano ha scritto sulla stampa e l’atteggiamento della Giordania. In molti giornali arabi si ritorna alla cosiddetta “offesa di Regensburg”, alla richiesta di scuse per l’offesa recata all’islam, ecc… Invece l’atmosfera che abbiamo visto in Giordania è stata serena, ospitale, con una buona dose di fiducia reciproca.
Il papa non ha mancato di fare l’elogio sincero degli sforzi della casa reale di Giordania, del re, del principe Al-Ghazi, della regina Rania, che lo ha accompagnato all’università di Madaba, per la benedizione della prima pietra. La stessa università cattolica di Madaba – voluta dal patriarca emerito Michel Sabbah – è segno della cordialità fra cristiani e musulmani: un’università cattolica che apre col sostegno, anche economico, della casa reale hascemita.
Ciò è frutto di una politica che è più che tolleranza verso il cristianesimo. Le mie esperienze in Giordania – l’anno scorso vi sono stato 3 volte e ho incontrato 2 volte il principe Hassan – è quella di un’atmosfera serena e amichevole, ciò che non ho trovato in nessun altro Paese islamico finora.
Questo ha permesso piccoli gesti di ospitalità e di onore verso il papa ospite. Ad esempio, per l’entrata alla Moschea “al-Hussein bin-Talal” di Amman, hanno permesso al pontefice di tenere le scarpe, stendendo una stuoia lungo tutto il percorso. Lo stesso principe al-Ghazi ha tenuto le scarpe.
L’atmosfera in Giordania ispira un messaggio del tipo: siamo tutti fratelli, beduini, cristiani, musulmani. I giordani insistono anche sul fatto che Gesù e Maria sono parte della tradizione storica del Paese, perché hanno vissuto in Giordania (v. il luogo del battesimo, Betania, ecc..) Loro sentono che questa è una terra santificata dalla presenza di Gesù e dei profeti.
Religione e scienza: affinare i “talenti critici”
Ma il discorso all’università di Madaba è davvero un punto chiave di questo pellegrinaggio. Il papa ha sottolineato varie cose, ma soprattutto l’importanza di una educazione seria e accademica di cristiani e musulmani per lo sviluppo personale, per la pace, per il progresso nella regione.
Il pontefice ha sottolineato con forza che lo sviluppo della persona passa per l’istruzione che l’università deve offrire; che la pace si costruisce con la conoscenza e lo studio più che con l’ignoranza; che il progresso integrale, materiale ed economico, politico e democratico cresce con lo studio e la conoscenza.
Egli sviluppa questo aspetto dicendo che lo scopo dell’università è trasmettere agli studenti “l’amore per la verità”, promuovere “la loro adesione ai valori”, innalzando “la loro libertà personale”.
È molto importante che in un mondo musulmano (e cristiano), spesso teocratico, il papa, prima di parlare di religione, parli di cultura e di scienza. E la scienza ha per scopo di amare la verità e scoprirla. Egli insiste che questa formazione intellettuale “affinerà i loro talenti critici, disperderà l’ignoranza e il pregiudizio, e li assisterà nello spezzare gli incantesimi creati da ideologie vecchie e nuove”.
I “talenti critici” sono importanti nel mondo arabo: senza critica la fede può diventare fanatismo, superstizione, o addirittura manipolazione Il papa ha toccato un punto che è fondamentale per la crescita di questa regione: l’assenza di sguardo critico, porta la gente a seguire in modo politico l’uno o l’altro leader, senza domandarsi sulle esigenze di democrazia, libertà, diritti umani, convivenza. Tutti seguono religiosamente, ma senza domandarsi sulle fondamenta della propria fede; attenendosi alle tradizioni fino ad annegare la libertà di coscienza. Questo vale per tutte le religioni, non solo per l’Islam. L’ignoranza e il pregiudizio, per il papa, sono una minaccia alla pace e al dialogo.
E quando parla degli “incantesimi delle ideologie”, egli allude al modo facile con cui uno si lascia prendere dal fanatismo e dalla violenza.
Egli dice: “la religione, come la scienza e la tecnologia, come la filosofia ed ogni espressione della nostra ricerca della verità, possono corrompersi. La religione viene sfigurata quando viene costretta a servire l’ignoranza e il pregiudizio, il disprezzo, la violenza e l’abuso”.
Benedetto XVI mette nello stesso contenitore tutte queste realtà, perché tutto può essere sfigurato – anche la scienza. Ciò che è importante per lui è comunque non lasciare che la religione sia sfigurata dall’ignoranza e dall’abuso.
Necessità di una “sapienza etica”
Parlando alla Moschea di Amman egli dice anche che le società laiche pretendono spesso che solo la religione è causa di violenza. In verità ciò avviene solo se la religione si lascia “sfigurare”, ma questo è il rischio di tutte le conoscenze. Per questo il papa esorta con la Lettera ai Filippesi (4,8) di essere attenti a “tutto ciò che è vero, nobile, giusto, puro, amabile, che merita lode” Egli consiglia a cristiani e musulmani di non avere paura della scienza, di aprire le loro menti, anche se si mette a rischio la propria fede. Questo messaggio è coraggioso in una società come quella araba che rischia di trovare nella religione un rifugio.
Ma il suo messaggio è rivolto anche verso la scienza, che rischia spesso di trasformarsi in un’ideologia senza etica o apertura a Dio.
Questo è un elemento presente anche a Regensburg. Il papa sottolinea che anche la scienza “ha i suoi limiti. Non può dar risposta a tutte le questioni riguardanti l’uomo e la sua esistenza. In realtà, la persona umana, il suo posto e il suo scopo nell’universo non può essere contenuto all’interno dei confini della scienza”.
Per questo l’uso della conoscenza scientifica ha bisogno della luce orientatrice della “sapienza etica”. “Tale sapienza ha ispirato il giuramento di Ippocrate, la Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo del 1948, la Convenzione di Ginevra ed altri lodevoli codici internazionali di comportamento”.
Il papa spiega questa “sapienza etica” con il giuramento di Ippocrate, un pagano del III secolo a.C.; poi parla della Dichiarazione dei diritti dell’uomo del ’48, una dichiarazione laica; la Convenzione di Ginevra sui comportamenti in caso di conflitto, che è anch’essa laica. Egli non si riferisce ad elementi religiosi. Così suggerisce che la sapienza etica può essere indipendente dalla religione. Questa sottolineatura è importante in una società musulmana o cristiano-tradizionale: significa che il dialogo è a 360 gradi, con tutti, anche con chi non crede. Ma a quelli che non credono dice che non è possibile agire senza etica, o senza fondamenti religiosi, perché in tal modo viene a mancare qualcosa di essenziale nella formazione umana.
La religione ha soffocato l’uomo arabo
La funzione dell’università cattolica è formare “uomini e donne qualificati, sia cristiani che musulmani o di altre religioni”. Non è un messaggio solo per l’Islam. Questa sottolineatura a non lasciare che la religione sia sfigurata; ad accettare la sfida della scienza per avere uno sguardo critico; a ricercare un’etica religiosa e laica per creare una comunità da diverse religioni e non credenti, mi pare un discorso importante nel nostro mondo arabo.
Quelli citati dal papa sono i valori che molti oggi ricercano e che noi arabi abbiamo vissuto in passato (dal 1860 al 1950, con il cosiddetto ‘Rinascimento’, Nahda), oppure nell’epoca medievale (dal IX all’XI secolo): allora abbiamo vissuto un rapporto vivo fra scienza e religione, con reciproche messe in questione, in un dialogo critico, con delle sfide. Ma da mezzo secolo circa, questo dialogo è scomparso, sia a livello scientifico, sia a livello religioso.
Alcuni anni fa studiosi arabi hanno fatto un’analisi della situazione della conoscenza scientifica nel mondo arabo e hanno scritto un rapporto catastrofico: dalla scuola elementare all’università, tutti si chiedono quale sia il contributo del mondo arabo alla conoscenza universale e ci accorgiamo che esso è inesistente. Più recentemente, il 3 marzo scorso, il giornalista algerino Anwar Malek, sulla tv Al-Jazeera, ha fustigato gli Arabi per non aver contribuito in nessun modo al progresso in questo secolo.
Siamo davvero regrediti dal punto di vista scientifico. E nel campo religioso, siamo soffocati da una religione formalista, sempre più comandata dall’esterno, attenta all’apparenza (portare il velo, la barba, il burqa, o il Niqab), a tutte le infinite regole che gli imam danno con le loro fatwa. Ormai su tutti i più piccoli aspetti della vita sociale e privata si emettono delle fatwa: è vietato usare il rossetto; depilarsi le sopracciglia; mangiare con un cristiano; vivere insieme fra sciiti e sunniti… Decine e decine di fatwa sono emesse sul vestire, sul modo di fare l’amore fra marito e moglie, sui rapporti economici… Tutto questo sta soffocando la libertà e si manifesta con l’assenza di scienza, democrazia e libertà.
Spazio alla fede nelle società occidentali
Il discorso semplice, umile e coraggioso del papa, dà il benvenuto alla scienza, allo spirito critico, alla libertà, domandando a tutti di cercare quello che è bello, nobile e giusto. Allo stesso tempo, egli proclama il diritto di manifestare la fede, spingendo il mondo non religioso a trovare dei fondamenti etici. Per me questo messaggio di Benedetto XVI è un prolungamento del discorso di Regensburg sul rapporto fra fede e ragione. Lì, egli aveva sviluppato il tema in ambiente cristiano e occidentale; qui lo ha ampliato in un ambiente musulmano.
Ridurre questo messaggio a “qualcosa che serve solo per i musulmani” significa essere miopi. Il papa ha parlato per tutto il mondo, anche per quello occidentale, che continua ad annegare nel relativismo, nella mancanza di fede e nel disprezzo per le religioni. A questo proposito, nel suo discorso alla Moschea al-Hussein bin-Talal egli ha messo in guardia dal pericolo del laicismo: “non possiamo non essere preoccupati – ha detto – per il fatto che oggi, con insistenza crescente, alcuni ritengono che la religione fallisca nella sua pretesa di essere, per sua natura, costruttrice di unità e di armonia, un’espressione di comunione fra persone e con Dio. Di fatto, alcuni asseriscono che la religione è necessariamente una causa di divisione nel nostro mondo; e per tale ragione affermano che quanto minor attenzione vien data alla religione nella sfera pubblica, tanto meglio è”.
Questa è una critica chiarissima al relativismo e all’ateismo dell’occidente. Ma egli corregge anche i musulmani, riconoscendo che c’è qualche verità in questa posizione laica: “Tuttavia – aggiunge - non si dà anche il caso che spesso sia la manipolazione ideologica della religione, talvolta a scopi politici, il catalizzatore reale delle tensioni e delle divisioni e non di rado anche delle violenze nella società?”. Ma precisa che non è la religione tout court il problema, ma “la manipolazione della religione”.
“Musulmani e cristiani – egli dice infine – devono oggi impegnarsi per essere individuati e riconosciuti come adoratori di Dio fedeli alla preghiera, desiderosi di comportarsi e vivere secondo le disposizioni dell’Onnipotente, misericordiosi e compassionevoli, coerenti nel dare testimonianza di tutto ciò che è giusto e buono, sempre memori della comune origine e dignità di ogni persona umana, che resta al vertice del disegno creatore di Dio per il mondo e per la storia”.
In ciò vi è l’affermazione che adorare Dio nella società è un diritto. Come c’è un diritto di praticare la non religione, così c’è anche il diritto di praticare la religione.
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